BASTAEURO e pensiero debole vattimiano in economia

E’ tempo che anche in economia si abbia l’umiltà, come in filosofia, di capire che lo sforzo di raggiungere Verità assolute è vano. Ogni argomento deve essere contestualizzato, e dall’insieme si potranno estrarre indicazioni, certo utili, ma meramente contingenti. Anche per il cuore ci sarà allora spazio per incidere, nella selva delle formule e delle ipotesi.

Gli errori commessi nel cammino di introduzione dell’euro sono ormai talmente evidenti a tutti, che è sufficiente citare il maggiore: AVER PRIVATO DELLA LEVA MONETARIA, STATI A CUI RESTAVA IN CAPO RESPONSABILITA’ E AUTONOMIA DI BILANCIO. Ovvero: affronta una gara automobilistica senza la terza e quarta marcia e cerca di non arrivare ultimo!!

Qui però vorrei ragionare sulle tesi che si stanno preoccupantemente affermando a tutti i livelli in vari Paesi, senza che vengano fornite adeguate informazioni sugli effetti collaterali. Parto con l’analisi del manifesto ‘OLTRE L’EURO’, un concentrato di queste idee privo del ‘foglietto illustrativo’ sui rischi d’uso.

Il ‘libriccino’ (come lo chiama il prof. Bagnai) di Borghi ‘Oltre l’euro’ si pone come la pietra filosofale circa le scelte politiche ed economiche in merito al futuro dell’Europa. A me pare sia un semplice riassunto applicativo di molte teorie economiche, i cui effetti, in caso di applicazione al caso reale, sono del tutto ipotetici (come sempre in campo economico)

Getto di seguito umilmente qualche granello di sabbia nel potente motore di una propaganda che sa molto di miopia politica, senza intenti vandalici (anche perchè se si continuerà a tracheggiare come ora, allora sarà necessario correre qualsiasi rischio) ma semplicemente per favorire una sana riflessione

 

INTRODUZIONE A ‘OLTRE L’EURO’ di Claudio Borghi Aquilini

 Mi preme sottolineare, nella mia veste di economista accademico, che ad oggi non risultano pervenute … confutazioni serie … delle informazioni contenute in questo libriccino …: le tesi qui esposte sono avvalorate da centinaia di lavori scientifici, …. ‘A. Bagnai’

Indico di seguito le mie riserve in merito (precedute da n° e sintesi delle affermazioni di Borghi in ‘Oltre l’Euro’):

3) Se Eliminiamo l’Euro usciamo anche dall’Europa?

Probabilmente no (ci sono paesi come Svezia, Polonia, e G.B. in UE ma senza Euro) comunque non sarebbe un dramma (Svizzera, Norvegia e a breve GB sono tutt’altro che isolati)

Siamo realisti: ad uno strappo come la scelta unilaterale di uscita, è credibile che i nostri ex partner, continuando a sottostare alla rigida disciplina europea, accolgano cordialmente la nostra permanenza nella libera circolazione di persone e merci? No, ci imporranno sicuramente dazi anche ritorsivi trattandoci certo peggio di Svizzera e Norvegia, tanto più che a rimetterci sarebbero essenzialmente solo Paesi Bassi, Irlanda e in minor misura Germania (paesi con cui siamo in deficit commerciale) con quest’ultima tra l’altro molto più interessata a Cina, Usa, e questioni di bilancio.

Dunque, probabilmente invece sì, saremo fuori dall’Unione Europea. E’ vero che il nostro surplus commerciale si realizza essenzialmente con USA, paesi  europei non UE, Medio Oriente e Brasile e dunque, Trump permettendo (!!), manterremmo un apparente saldo positivo, ma sottrarre ad un tessuto  economico una buona parte del suo oltre 50% di import-export (tale è il peso UE per il nostro paese) seppur in deficit, può significare il tracollo: in pratica saremmo alla gogna dei dazi anziché della moneta, tenendo conto che tutti gli altri paesi potrebbero ammortizzare meglio una riduzione (condividendo e in parte sostituendo fra di loro) degli scambi con l’Italia. Nel caso in cui l’UE e/o l’Euro saltassero del tutto, dovremo prepararci a maggior concorrenza da buona parte dei paesi del mediterraneo e dell’est, che verosimilmente otterranno una maggior svalutazione delle loro monete rispetto all’Italia. 

5) Sarà più appetibile realizzare beni in patria anziché delocalizzare in paesi extra UE.

In realtà oggi buona parte di esternalizzazione avviene intra Ue (Romania, Polonia, ecc.) in paesi con costi fiscali e del lavoro comunque per noi irraggiungibili(ANCHE CON UNA SVALUTAZIONE), e probabilmente il fenomeno si accentuerà per la necessità di avere un produzione intra UE con agevolazione di sbocco

6) Ci sarà l’inflazione? Assolutamente no ..

A prescindere dal fatto ovvio che svalutazione e inflazione non siano la stessa cosa, il maggior costo per l’importazione di energia, materie prime e prodotti informatici, in primo luogo, avrà per forza un effetto inflazionistico (anche se magari ridotto) e questo comporterà un effetto ‘riduzione debito’ positivo per i conti pubblici, ma di erosione del risparmio privato (molto rilevante in Italia)

8) Mutuo e debiti, le rate saliranno? No .. La stragrande maggioranza dei mutui sono a tasso fisso o legato all’euribor dunque nessun cambiamento.

Il tasso fisso è stato fissato sulla base di uno spread sull’EURIRS, media riferita alla zona euro: poiché la banca utilizza un prodotto finanziario che la tiene indenne da future variazioni di tasso, è evidente che un cambio di valuta comporterebbe la sostituzione del prodotto con fissazione di un nuovo tasso in base alle condizioni del momento della conversione, in caso contrario si aprirebbero buchi nei bilanci bancari con necessità di interventi statali (poiché la responsabilità della variazione di valuta è in capo allo Stato e per la banca sarebbe un evento eccezionale). Discorso simile per Euribor e tassi variabili, che dovrebbero trovare un altro indicatore come era un tempo il Libor, da cui molti vecchi contratti erano già regolati ed erano migrati al l’Euribor con l’avvio del corso legale dell’Euro (per cui ovviamente in questi casi si tornerà immediatamente alla condizione iniziale senza neppure possibilità di interventi statali)

9) materie prime e benzina se svalutiamo costeranno una fortuna? No ..

Qui si sminuisce l’effetto considerando una svalutazione troppo bassa (10-20%) rispetto a quel 30% fondatamente previsto. Ma la cosa più grave è l’esempio in cui si sostiene che un aumento di prezzo del fattore di costo ‘energia’ porti comunque ad un effetto combinato finale (con la svalutazione) di prezzo inferiore a prima: già ma non si evidenzia bene che invece sul mercato interno l’aumento c’è e resta a carico dei consumatori italiani !!! (110 anziché 100 nell’esempio)

10) Non è che l’euro non c’entra nulla e la colpa è di corruzione casta, evasione? No, non sono le cause della crisi.Se l’evasione scomparisse si potrebbero abbassare le aliquote ma non ci sarebbe gettito aggiuntivo.

Ma non era la destra a sostenere che abbassando le aliquote aumenta il gettito? Infatti nel programma Salvini c’è l’aliquota ‘bassa e fissa’ come direbbe una nota pubblicità.Comunque nella tesi è implicito che non ci siano aziende perfettamente legali, ma che l’evasione sia spalmata su tutti i soggetti: in realtà si tratta questo sì di un veleno che indebolisce le aziende sane con la concorrenza sleale di quelle peggiori; un repulisti consentirebbe loro di crescere (sia per la minor imposizione che per la minor concorrenza) e si attirerebbero anche investimenti esteri aggiuntivi con conseguente probabili maggiori introiti fiscali.

11) Non può essere che la colpa sia della spesa pubblica improduttiva? ‘Che in Italia i soldi vengano spesi male è cosa nota, tuttavia se una spesa è interna difficilmente diventa “improduttiva”: se anche pagassi uno per non fare nulla costui alla fine con i soldi dello stipendio comprerebbe cibo, vestiti e altri beni da produttivi lavoratori privati.’

Caso A: pago un operaio per guardare le nuvole: genera solo risparmio e consumi con il suo stipendio Caso B: pago un operaio perché costruisca una strada strategica: come sopra, ma in più avrò una infrastruttura che consentirà a molte aziende di essere più competitive e/o faciliterà il turismo … Risulta ovvio quanto siano differenti le due situazioni!!!!

12) La Germania va meglio perchè è più efficiente? La verità è semplicemente che la Germania ha una moneta sottovalutata e quindi i suoi prodotti costano meno di quello che sarebbero costati se avessero avuto il Marco mentre noi abbiamo una moneta sopravvalutata e quindi i nostri prodotti costano di più di quello che costerebbero se avessimo la nostra moneta.

E’ tutto un ragionamento ipotetico che non tiene conto di tutti gli altri fattori connessi (oneri del debito, inflazione) e contromosse altrui (dazi doganali, scalate di borsa ecc.): dunque a parte i SE, allo stato i prodotti italiani possono avere prezzi inferiori (a parità di valuta) in virtù di minori salari e stipendi, ma occorre agire sulle altre inefficienze di sistema (giustizia, sistema amministrativo, infrastrutture ..), compreso l’eccessivo carico tributario dovuto anche al servizio del debito (che peggiorerebbe senza euro)

13) E’ vero che il debito pubblico è la causa della crisi? Tutti i paesi che sono andati in difficoltà per primi, come l’Irlanda e la Spagna non avevano alcun problema di debito pubblico.

In realtà qui si dimostra molta parzialità nell’esporre la realtà. Intanto si citano solo due stati e non Portogallo, Grecia e Italia, molto indebitati, che sono state molto vicine al baratro. Poi si mostra il solo grafico della situazione spagnola (affetta peraltro da altri problemi, in primis bolla immobiliare) e non delle altre. Si fa riferimento esclusivamente al rapporto debito/pil tralasciando lo stock di debito: questo rivelerebbe come l’Irlanda sia la nazione i cui cittadini hanno il più pesante fardello di debito pro capite di tutta l’Unione (44.000 euro ciascuno) e l’Italia segua al terzo posto (su 27). E’ comunque certo che ogni paese abbia proprie specificità e squilibri economici differenti, di cui il debito rappresenta solo uno dei possibili elementi.

Spesso facciamo l’errore di demonizzare il debito pubblico dimenticando che a fronte di un debito c’è sempre un credito e il debito rappresenta il risparmio dei cittadini

In questa frase si annidano numerosi travisamenti:

  • Il problema del percorso europeo non è il debito in sé, ma il fatto che ci siano eccessivi scostamenti (fra stati), che impediscono il passaggio finale alla sua condivisione: se tutti i paesi europei avessero in proporzione agli abitanti o al pil il MEDESIMO peggior debito (irlanda) potrebbero tranquillamente emettere Erubond senza grandi preoccupazioni, tanto più che gli USA avrebbero comunque un debito superiore;
  • Non c’è coincidenza tra Debito-Risparmio dei cittadini: il debito può essere contratto per acquisti (per consumo o investimento) dall’estero senza ricadute dirette sui cittadini; questi ultimi, analogamente, potrebbero avere risparmi formatisi con rimesse o commercio estero o con investimenti sui mercati internazionali ecc.
  • Il debito è comunque una tossina (necessaria nel sistema capitalistico) che può divenire mortale quando non si riesce a diluirlo con un adeguata crescita economica, verso la quale dunque ci leghiamo come schiavi.

 

Se uno Stato ha un debito espresso nella propria moneta ed ha sovranità monetaria non potrà mai non onorarlo, perché potrà sempre “stampare” il denaro necessario alla restituzione del debito.

Stampare moneta implica, ceteris paribus, inflazione e dunque sottrazione implicita di potere d’acquisto nei confronti del creditore che si trova dunque onorato il credito solo in termini nominali! Es. in un sistema non in crescita, in cui circolano 100 lire, se lo stato stampa 100 nuove lire e le immette pagando i creditori, in breve tempo i prezzi dei beni raddoppiano.

BCE ha stampato sinora 1.100 miliardi per acquistare sul mercato titoli di Stato dell’Eurozona, questa cifra è già entrata nell’economia senza provocare alcun aumento dell’inflazione. Ebbene, sarebbe possibile per la BCE semplicemente cancellare il debito acquistato e non vi sarebbe alcuna conseguenza: il debito sparirebbe nel nulla nello stesso modo in cui dal nulla è stato creato il denaro per acquistarlo 

la BCE ha effettuato un’operazione ‘a termine’ con le banche così semplificabile: stampo 1.100 miliardi, te li fornisco in provvisoria sostituzione di titoli che hai immobilizzati in portafoglio, poi me li rendi (riprendendo i titoli) e io li butto al macero: a medio termine non c’è aumento di liquidità per cui il sistema ha una reazione molto più attenuata e frenata dalla previsione del rientro. Inoltre la provvisoria maggior liquidità passando attraverso le banche, giunge solo in parte all’economia reale.

14) Gli interventi di Monti e degli altri governanti imposti da Bruxelles hanno poi peggiorato le cose: lo spread è sceso solo a seguito delle azioni della Banca Centrale Europea 

In realtà lo spread, dall’incarico a Monti alle sue dimissioni, si è ridotto del 25% circa, mentre dall’inizio dell’attuazione del Q.E. ad oggi (febbraio 2017) lo spread è raddoppiato. E’ chiaro che in economia numerosi fattori giocano un ruolo e gli annunci hanno effetto prima delle manovre, questo rende impossibile dare valutazioni certe e oggettive su cause ed effetti in precisi intervalli di tempo. Ma nel complesso appare chiaro che la cura draconiana di Monti e l’intervento BCE hanno avuto entrambe effetti riduttivi sullo spread, con la prima che è stata la ‘conditio’ per l’attuazione della seconda. Anche in Spagna il passaggio dello spread da 595 a 125 si è completato esattamente 6 mesi prima dell’avvio Q.E., dunque il ruolo della BCE non è stato così decisivo. Oggi, come per Italia, Francia ecc. la risalita (135 di febbraio 2017 dai minimi di 97 a ottobre 2016) appare proprio in connessione con i venti di distruzione dell’Euro che stanno prendendo corpo.

 14) Se la Grecia fosse uscita dall’Euro prima di ricevere gli aiuti avrebbe avuto solo il danno e non il risarcimento. Stati importanti come l’Italia, la Francia o l’Austria invece pagano e basta e non ricevono nulla 

E dunque ora che l’Italia ha pagato, non è che riceverebbe un doppio danno senza risarcimento? Se l’aiuto è stato dato ad altri, potrà riceverlo a maggior ragione l’Italia (che ha già contribuito finora) se avesse necessità: uscire ora sic et simpliciter è come pagare un pranzo ed uscire dopo aver consumato solo gli antipasti!

18) C’è relazione fra l’Euro e l’invasione di immigrati? Certo che c’è: il sistema dell’Eurozona ha come unico meccanismo di bilanciamento degli squilibri di competitività la compressione del costo del lavoro, e l’importazione di forza lavoro a basso costo è uno degli strumenti più brutali e efficaci

Da sempre l’immigrazione si riversa sulle zone economicamente più floride, ed infatti l’Italia non è una meta finale ambita, mentre lo sono i paesi del Nord, che da più ricchi dovrebbero trovarsi a gestire questo flusso: sul tema il problema non è l’euro, e neppure Shengen, ma il trattato di Dublino (accoglienza compito dello stato di primo arrivo) che è pura ingiustizia, da correggere a tutti i costi.

Il fatto di essere stato periferico poco dedito alla ricerca, ha comportato già una tal pressione sui salari che anche i lavori più umili vengono sempre più occupati dagli italiani emarginati: una concorrenza al ribasso sui salari deve essere impedita con opportune norme di legge (in osservanza art.36 Cost.) non con fantomatiche debolezze valutarie.

20) Il problema è che adesso c’è la Cina. Non possiamo competere con chi paga i lavoratori un euro all’ora/mese/anno. È vero?

A parte che la Cina c’è sempre stata e che da sempre abbiamo convissuto con oggetti a basso prezzo “made in Hong Kong” o simili. Tuttavia, numeri alla mano, il principale esportatore interno dell’Eurozona è la Germania, non la Cina. Nella maggior parte dei casi il diretto concorrente di un’industria europea è Berlino, non Pechino. Conoscete qualcuno che nel commercio si metta ad eseguire quello che il suo concorrente gli dice di fare? Poi non stupiamoci dei risultati

Non si può paragonare la struttura economica della Cina moderna con quella di alcuni decenni fa, ed i conseguenti effetti sui mercati mondiali: i dazi protettivi dovrebbero essere sproporzionati, e poiché molti semilavorati necessari anche per le nostre industrie provengono dalla Cina, si ridurrebbe ulteriormente la capacità concorrenziale nazionale oltre a ridurre il potere d’acquisto di salari e stipendi. Quanto alla Germania (che rappresenta anche un cliente non solo un concorrente), con essa abbiamo un fortissimo scambio commerciale anche in esportazione, che sicuramente verrebbe in parte pregiudicato, in quanto extracomunitario, con conseguenze magari positive a livello valutario (per una maggior riduzione dell’import) ma devastanti a livello di produzione di beni e servizi. Facciamo un esempio. Io mangio pranzi e cene presso una tavola calda pagando 10.000 euro annue, e quell’esercizio mi appalta la manutenzione dei suoi macchinari da cui guadagno 8.000 euro; se ho un altro cliente da cui incasso 2.000 euro, ho risolto il problema di mettere insieme il pranzo con la cena. Se dimezzassi i pasti nel locale, spendendo 5.000 euro, subendo un dimezzamento del lavoro a me affidato dal mio principale cliente (per riduzione del rapporto di fiducia), a parità di altri clienti avrei 5.000 di spese contro 7.000 di entrate, ma mi troverei nella difficoltà di pagarmi la metà dei pasti mancanti (per cui prima spendevo 5.000 euro) con i soli 2.000 euro disponibili.

25) Ma non è una bella cosa avere una moneta “forte”? No!

Pur accogliendo la tesi, l’errore sta nella risposta: l’ideale sarebbe svalutare l’Euro, cogliendo così tutti i vantaggi senza gli enormi inconvenienti dell’Italexit. E’ dunque su questo che occorre fare una grande battaglia, non battere in ritirata.

26) In molti dicono che la soluzione potrebbe essere “Più Europa”. È Vero?

 Come dire ad un avvelenato che ci vuole “più veleno”! Chi dice che ci vorrebbe un’Unione Europea ancora più stretta, che diventasse in tutto e per tutto equivalente ad uno Stato unitario, fa finta di non vedere che la Germania non si sogna neppure di cedere la propria sovranità…mai la Germania accetterebbe di trasferire i soldi delle tasse dei cittadini tedeschi a favore di greci, italiani, spagnoli, irlandesi o portoghesi.

Per i greci, Pharmakon = veleno, droga, medicina: la differenza è sottile, dipende dal dosaggio, dalla lavorazione ecc. Il punto è proprio creare le condizioni per cui i tedeschi non debbano pagare se non in minima parte e indirettamente, i debiti degli altri:solo così si potrà richiedere in modo deciso la completa e vantaggiosa condivisione. Anche qui, se siamo arrendevoli e senza idee, ritiriamoci pure mestamente.

27) L’unico modo per riconquistare la nostra sovranità monetaria è per mezzo di un governo democraticamente eletto che agisca velocemente per decreto.

Ci si riferisce alla velocità in quanto un preavviso di uscita provocherebbe disastri finanziari a causa di rapidi disinvestimenti, prosciugamento dei depositi bancari, fuoriuscite di capitale dal sistema ecc. Peccato che la sola vittoria alle elezioni di un partito euroscettico, provocherebbe tali sconvolgimenti prima ancora del suo insediamento, un minuto dopo l’ufficializzazione dei risultati!

28) I partiti “sovranisti” in Europa sono di ideologie molto diverse: come possono accordarsi?

La battaglia contro l’Euro è una battaglia di indipendenza e libertà … sia per chi è nazionalista, sia per chi invece sogna il federalismo. … Se in Europa le forze contrarie all’Euro riuscissero ad ottenere una forte affermazione, tutto diventerebbe più facile …

In realtà, se ora, dopo 15 anni di cammino verso l’unità le differenze sono ancora molte, in caso di scioglimento UE/euro le divaricazioni crescerebbero molto, e per parecchi decenni non si potrebbero più fare progetti di Unione Europea.

 

30). Sento dire che molti famosi economisti, compresi alcuni premi Nobel sono contrari all’Euro. È vero? Chi sono?

 È vero, sono almeno sette i premi Nobel per l’economia che hanno apertamente criticato l’Europa dell’Euro (Mirrlees, Stiglitz, Sen, Tobin, Krugman, Friedman e Pissarides). Ciascuno di essi ovviamente propone anche soluzioni alternative ma, come abbiamo visto, le soluzioni alternative non sempre sono realisticamente possibili, e non sempre sono desiderabili.

Anche i Nobel (per l’economia) CAMBIANO idea (soprattutto a valle dello sviluppo dei fatti) pronti a RICAMBIARLA DI NUOVO! criticare l’Euro non significa consigliare l’uscita unilaterale (ma x es. Germanexit, circolazione di più monete, New deal per gli stati periferici ecc.)   

Comunque il punto sta proprio nelle soluzioni alternative che propongono come minore dei mali: ogni economista sa che comunque sarebbe meglio far parte degli Stati Uniti d’Europa con unica moneta e unico bilancio federale.

Accennando ai singoli economisti:

KRUGMAN (che ha palesato molta superficialità e scorrettezza, dichiarando al New York Times 11 dic 2014: ‘.. si guardi all’Italia, dove circa metà  degli elettori sostengono PARTITI radicali come la Lega Nord e il MOVIMENTO 5 STELLE …SAREBBE UNA COSA TERRIBILE SE QUALCUNO DI QUESTI GRUPPI –CON LA SORPRENDENTE ECCEZIONE DI SYRIZA, CHE SEMBRA UN FENOMENO RELATIVAMENTE BENIGNO – ARRIVASSERO AL POTERE ..’). La sua posizione pare molto incerta e semplificabile in: pianificare l’uscita dall’euro sarebbe devastante, ma se comunque si verificasse un collasso finanziario, allora converrebbe abbandonare (!!)    Da http://quifinanza.it/soldi/l-euro-reversibile-parla-paul-krugman/491/: ‘Per molto tempo ho pensato che probabilmente l’euro fosse stato un’errore. Ma pensavo anche che il passato ormai è passato: non si può cambiarlo. Ero fortemente influenzato dall’idea espressa da Barry Eichengreen in un ormai classico articolo del 2007 (anche se avevo sentito quelle ragioni – forse proprio da Barry? – molto prima della sua pubblicazione): come sosteneva lui, ogni tentativo di abbandonare l’euro avrebbe richiesto tempo e preparazione, e durante il periodo di transizione si sarebbero verificati dei devastanti assalti agli sportelli. Quindi l’idea di una dissoluzione dell’euro era una non-possibilità. Ma ora ci sto ripensando per una ragione semplice: le motivazioni di Eichengreen sono una buona ragione per non pianificare l’abbandono dell’euro, ma che succede se la corsa agli sportelli e la crisi finanziaria si verificano lo stesso? In tal caso, i costi marginali dell’abbandono si riducono drasticamente e la decisione sarebbe di fatto tolta dalle mani dei policymaker.

BAGNAI (molto simpatico ma, solo leggendo il suo blog, pare tagliente verso chi mette in dubbio le sue idee), cura la prefazione e le presentazioni ‘live’ del libriccino oggetto del presente scritto (‘Oltre l’Euro’) , considerandolo teoricamente inattaccabile, quando contiene insieme a CERTEZZE OVVIE, numerose semplici IPOTESI)

FRIEDMAN (animato da evidenti fini LIBERISTI senza limiti burocratici)

STIGLITZ E e SEN di cui si trascurano però le teorie per SALVARE L’EURO come terapie (ad oggi non avviate) per tentare di evitare l’Operazione lacrime e sangue.; STIGLITZ (in italia, presso Luiss maggio 2014): “L’Europa ha fatto un unico grande errore: l’Euro. Questo non vuol dire però che bisogna abbandonarlo” … proponendo a questo punto di risolvere il problema con eurobond, quadro fiscale unico, unione bancaria, politica industriale, ristrutturazione dei debiti. E un fisco contro le diseguaglianze: in tutt’Europa, dice Stiglitz collegandosi al manifesto di Thomas Piketty e altri economisti francesi, deve crescere la tassazione sulla ricchezza e sui capitali. Una sorta di patrimoniale per salvare l’euro, a tutti gli effetti. SEN (Corsera 21 maggio 2013)«L’euro è stato un’idea orribile. Lo penso da tempo. Un errore che ha messo l’economia europea sulla strada sbagliata. Una moneta unica non è un buon modo per iniziare a unire l’Europa. I punti deboli economici portano animosità invece che rafforzare i motivi per stare assieme. …. Chi scrisse il Manifesto di Ventotene combatteva per l’unità dell’Europa, con alla base un’equità sociale condivisa, non una moneta unica»: Basta un pò più di unità europea?
«Quella è la strada da seguire. Inoltre, l’austerità non è irreversibile. Basta guardare al Giappone che dopo anni ha cambiato politiche e sta crescendo

31) Esistono altrettanti premi Nobel e famosi economisti convinti invece che l’Europa dell’Euro sia perfetta così? No

 Qui si ingenera l’equivoco che l’unica alternativa al fatto che Europa e Euro non siano perfetti, sia l’uscita da essi. La domanda corretta avrebbe dovuto essere: Esistono altrettanti premi Nobel e famosi economisti convinti che un’uscita dall’Euro per chi ne fa già parte sia l’unica e migliore soluzione ai problemi? E la risposta sarebbe stata non solo si, ma che tale è l’idea anche, in generale, dei detrattori dell’attuale Euro (come visto sopra).

 

 

 

 

 

 

 

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